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ACCORDATURA
l’accordatura di base di tutti i tipi di chitarre

Alla base di ogni corso di didattica strumentale c’è la messa a punto dello strumento, qualunque esso sia. Per la chitarra, l’operazione che lo strumentista esegue regolarmente decine di volte al giorno è l’accordatura, che si puo’ distinguere in accordatura standard e fine tuning. L’accordatura standard è propria di tutte le chitarre, le quali sono costruite con specifiche caratteristiche di risonanza al fine di esaltare la propria sonorità se accordate secondo essa. Nulla ci vieta di sperimentare altre accordature, ma avremo un bel da fare con il cercare corde di altri spessori appositamente costruite, con il cercare risonanze prima inesistenti, con il mantenere l’intonazione e, cosa più difficile, prendere le posizioni sulla tastiera. Il fine tuning, invece, si utilizza sul Floyd Rose, un tipo particolare di ponte mobile utilizzato nella chitarra elettrica: non è argomento di questa lezione.

Andiamo quindi a vedere come accordare una chitarra secondo l’accordatura standard.

Innanzitutto numeriamo le corde dalla prima all’ultima. In condizioni normali (chitarra a 6 corde suonata da un destro e tenuta con la paletta a sinistra e la cassa armonica a destra) la prima corda è quella più fina, la sesta la più grossa: ne consegue che si numerano le corde dal basso verso l’alto.

Diamo ora un nome ad ogni corda: ossia definiamo la nota che la corda dovrà eseguire se pizzicata a vuoto (senza premere nessun tasto sulla tastiera).

Corda 1: Mi cantino
Corda 2: Si
Corda 3: Sol
Corda 4: Re
Corda 5: La
Corda 6: Mi basso

corde
numerazione e nomenclatura corde

Perfetto: ora dobbiamo accertarci che effettivamente le corde a vuoto producano quelle note. Dobbiamo quindi confrontarle con uno strumento il quale sappiamo essere perfettamente accordato… e qui le strade si dividono: potete procurarvi infatti a scelta

– un diapason
– un accordatore elettronico
– un accordatore a fiato
– una tastiera elettronica
– un pc
– altro strumento in grado di produrre un LA a 440 Hz.

Prenderò qui in considerazione solamente il diapason, per 2 motivi:

1) usare il diapason aiuta a sviluppare l’orecchio, non avendo tutte e sei le note a disposizione;
2) è la soluzione più economica, escludendo il pc. Ma non sempre si ha un pc a portata di mano…

diapason
diapason

Detto questo, precipitatevi in un negozio di strumenti musicali a comprare un diapason per chitarra a 440 Hz: il prezzo non dovrebbe superare i 5 euro e la reperibilità è semplicissima (dovrebbero averlo praticamente tutti i negozi di musica d’Italia).

Esaurite le considerazioni iniziali, procediamo.

1) Imbracciate la chitarra e prendete con la mano destra il diapason.

posizione accordatura
utilizzo del diapason

2) Tenendo il diapason per il collo e non per le due corna, percuotete perpendicolarmente UNA stanghetta contro il vostro ginocchio.

3) Velocemente (in maniera tale che non si esaurisca la vibrazione), appoggiate il pallino sul fondo del diapason sulla cassa della chitarra (facendo attenzione a non fermare con le dita la vibrazione delle due corna).

accordatura
utilizzo del diapason

BREAK n°1…

Sentirete una nota ben precisa: si tratta di un LA che vibra a 440Hz (ossia 440 cicli al secondo). Vi dice niente? Se ben ricordate la quinta corda pizzicata a vuoto è proprio un LA. C’è solo un problema: il LA della corda suonata a vuoto è DUE OTTAVE più in basso del LA prodotto dal diapason. Ossia si tratta della stessa nota, ma con un numero di vibrazioni più basso (esattamente un quarto). L’orecchio di un musicista non ha problemi a riconoscere l’intonazione di due note ad una o più ottave di distanza… ma il neofita puo’ trovarsi in difficoltà, anche per l’evidente differenza timbrica dei due suoni. Per ovviare all’inconveniente, cerchiamo di riprodurre sulla chitarra lo stesso suono, eseguendo l’armonico al V tasto della quinta corda.

Senza entrare troppo nell’argomento, vi basti sapere che una corda puo’ produrre un suono particolarmente morbido se sfiorata sui punti nodali: sulla chitarra questi punti sono in corrispondenza di alcuni tasti (poco dietro e davanti al terzo, sul quinto, sul settimo, sul nono, sul dodicesimo…). Eseguire un armonico al V tasto del LA significa appoggiare il dito (meglio il mignolo, è più preciso) senza premere la corda (quindi senza farla toccare il manico) SOPRA la barretta d’ottone (fret) tra il quinto ed il sesto tasto, plettrare con la destra e poco dopo (ma pochissimo: il movimento deve essere quasi in contemporanea) togliere il dito della mano sinistra. Otterrete un La a 440 Hz di timbro molto simile a quello del diapason.

armonici
realizzazione armonico V tasto

RIPRENDIAMO…

4) Staccando quindi il diapason dalla tastiera, cerchiamo di memorizzare il suono (immaginate di cantarvelo nella testa… oppure cantatelo sul serio!).

5) Eseguite quindi l’armonico al V tasto della quinta corda, come descritto sopra.

A questo punto, avete due possibilità:

6a) La nota eseguita dal diapason è più alta di quella eseguita dall’armonico: non dovete fare altro che tirare la corda, girando la chiavetta relativa (generalmente in senso antiorario, a meno che non siano state montate le corde alla rovescia…).

6b) La nota eseguita dal diapason è più bassa di quella eseguita dall’armonico: dovete allentare la corda, girando la chiavetta in senso orario (vedi commenti sopra), facendo attenzione a girarla un po’ più del necessario e poi dargli un colpetto in senso opposto. Questo accorgimento è necessario per compensare la scordatura dovuta alle frizioni della corda con le varie parti meccaniche dello strumento. Quando si allenta una corda questa tende ad arricciarsi nella zona che va dalla chiavette al capotasto, rilasciandosi piano piano e distribuendo la tensione lungo tutta la sua lunghezza. E’ evidente che così facendo vi trovereste una chitarra scordata ogni 5’…

chiavette
utilizzo delle meccaniche per l’accordatura

BREAK n°2…

Come riconoscere, pero’, se la nota è della stessa altezza? Vi suggerirò qualche metodo efficace. Eseguendo le due note contemporaneamente, in caso non siano assolutamente identiche (ed è molto probabile che così sarà…), sentirete una leggera “ondulazione del suono”, soprattutto quando la differenza tra di esse sarà minima. Questa oscillazione (sperimentabile facilmente), è stata fra l’altro oggetto di studi del grande violinista settecentesco Tartini, che la chiamò “terzo suono“. Noi, più semplicemente, chiamiamo queste onde “battimenti“. Per avere due suoni uguali, non ci devono essere battimenti. Un po’ di pratica (e per un po’ intendo qualche settimana, minimo un’ora al giorno) vi porterà ad avere lo strumento perfettamente accordato in pochi attimi, parola mia. Consiglio inoltre di farvi aiutare da qualche musicista (violinisti, chitarristi, sassofonisti, oboisti… chi volete, ma evitate accuratamente pianisti e cantanti… e qui rischio il linciaggio… ovviamente scherzo!). Puo’ essere utile confrontare il suono ottenuto con la nota di altezza uguale (non in un’altra ottava) di un pianoforte, anche elettrico. Sforzatevi di non usare l’accordatore elettronico o non avrete mai un buon orecchio per l’accordatura (e forse anche per il resto). L’accordatore elettronico serve solo in determinate occasioni: strumento elettrico in presenza di rumore, accordatura americana a 442 Hz, quando suoni in orchestra e si vuole un suono più squillante e gli ottoni sono troppo cupi… altrimenti lasciate perdere.

RIPRENDIAMO…

Detto questo, la quinta corda è perfettamente accordata (si spera). Accordiamo ora le altre.

7) Premendo la sesta corda al V° tasto, otteniamo (pensa un po’…), proprio un LA: lo stesso, identico LA della quinta corda a vuoto. Tenendo presente che dovremo girare la chiavetta del Mi basso, accordiamo la sesta corda con gli stessi procedimenti visti per la quinta ai punti 6a/6b.

accordatura
Sesta corda, V° tasto

8) Premendo la quinta corda al V° tasto, otteniamo un RE, ossia lo stesso suono della quarta corda a vuoto. Facendo attenzione a girare la chiavetta del RE e non del LA (mentre prima la corda da accordare stava sopra e quella già accordata sotto, ora il discorso si inverte), accordiamo quest’ultima.

accordatura
Quinta corda, V° tasto

9) Premendo la quarta corda al V° tasto, otteniamo un SOL, ossia la terza corda a vuoto. Accordiamo anche questa.

accordatura
quarta corda, V° tasto

10) Premendo ora la terza corda al IV° tasto (attenzione, non al V come per le altre), otteniamo un SI: ossia la seconda corda a vuoto. Accordiamo il SI.

accordatura
terza corda, IV° tasto

11) Infine, la prima corda: premendo la seconda corda al V° tasto (si ritorna al quinto), otteniamo un MI: esattamente lo stesso del MI cantino. Accordiamo il MI cantino.

accordatura
seconda corda, V° tasto

FINITO!
Finalmente avete la vostra chitarra accordata.

PROVE DEL NOVE

– Suonate MI basso e MI cantino insieme: se provocano battimenti sono scordate.
– Suonate MI basso ed il MI che si trova al II° tasto della quarta corda: idem come sopra.
– Suonate il MI al II° tasto della quarta corda ed il MI cantino: idem come sopra.
– Suonate Mi basso ed il SOL# al I° tasto della terza corda: qui i battimenti ci sono per forza (sono due note diverse), ma se la nota è scordata ve ne accorgerete subito…
– Suonate l’armonico al V° tasto del MI basso e l’armonico al VII° tasto del LA: se ci sono battimenti… eccetera…
– Suonate l’armonico al V° tasto del La e l’armonico al VII° tasto del RE: idem come sopra.
– Suonate l’armonico al V° tasto del Re e l’armonico al VII° tasto del SOL: idem come sopra.
– Tra terza e seconda corda il test precedente non si puo’ fare (causa uno “scalino” che avrete notato accordando): fatelo pero’ (anche se dovrete plettrare molto forte in alcune chitarre perchè gli armonici generati sono molto deboli) tra seconda e prima corda, sempre ai tasti di cui sopra.

CONCLUSIONE

Se l’accordatura del vostro strumento a questo punto risulta stabile… potete imbracciarlo e cominciare a suonare! Buon lavoro e non dimenticate di sottoporre dubbi e perplessità ai chitarristi del forum.

NOTE

Se una chitarra è di scarso valore, l’accordatura puo’ anche risultare impossibile da effettuare con precisione. Evitate la conferma con gli armonici al V e VII tasto (non corrisponderebbero) ed accordate solo con il metodo indicato nella sezione principale della pagina. Considerate l’ipotesi di farla vedere ad un liutaio (sempre che ne valga la pena).

Se la chitarra è tarata male puo’ essere il caso veramente di fare un salto da un liutaio (non un falegname… un Liutaio, non so se ci siamo capiti), soprattutto se si tratta di una chitarra classica. Se elettrica potete tentare la regolazione delle armoniche tramite le viti che regolano la posizione delle sellette del ponte: in rete troverete parecchi articoli al riguardo, spulciate Google per maggiori informazioni.

Non sperate di avere la chitarra accordata il primo giorno che la prendete in mano e tentate di accordarla: l’educazione dell’orecchio richiede parecchio lavoro, ossia parecchio tempo.

Una chitarra puo’ aver bisogno di essere accordata anche dopo ogni brano, specie se siete su un palco con riflettori puntati su di voi (leggi: calore stile sauna). Di sicuro va riaccordata ogni volta che entra ed esce dal fodero, soprattutto se andate e venite dall’interno all’esterno.

Sembra banale, ma una chitarra con corde vecchie… continuo la frase?

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