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Sperando di farvi cosa gradita, pubblico una definizione / “guida all’ascolto” del “rito” più importante per un jazzista!

Che cos’è una Jam Session

di Yuri Refolo

Una jam session è una riunione di musicisti, regolare o estemporanea, che prevede l’esecuzione improvvisata di brani musicali. Il termine, che probabilmente deriva da “Jamu“, una parola Youruba (Africa occidentale) che significa “insieme in concerto”, è nato negli anni venti negli ambienti jazz, e si è poi diffuso anche nel rock.

Divennero leggendarie negli anni quaranta le jam session del club di New York City “Minton’s Playhouse”, che dopo l’orario di chiusura ospitava musicisti come Ben Webster e Lester Young ed i giovani della nuova leva bebop come Thelonious
Monk, Charlie Parker e Dizzy Gillespie.

Le jam session sono un terreno fertile per l’incontro di musicisti, lo scambio di idee, e sono quindi l’occasione dove sono nate molte collaborazioni musicali. Solitamente i presenti utilizzano come canovaccio musicale i cosiddetti “standards”, ossia brani
musicali dei quali tutti conoscono melodia e successione di accordi, che vengono chiamati al momento, scelti a seconda della situazione e della disponibilità di musicisti.

Ecco una spettacolare Jam Session che include numerosi big del passato (Ella Fitzgerald, Hank Jones, Ray Brown, Buddy Rich ed altri):

Normalmente l’esecuzione di uno standard prevede:
Introduzione: può anche non esserci, serve per dare il via al brano.

Tema: solitamente una melodia conosciuta, sostenuta da una sequenza di accordi altrettanto noti. Si tratta spesso di melodie celebri o brani dei grandi jazzisti del passato.

Soli: finito il tema, i solisti improvvisano, inventando nuove melodie sul momento, mentre gli accompagnatori (la sezione ritmica, di solito data da basso, batteria ed uno strumento armonico: piano, chitarra, ecc) improvvisano l’accompagnamento. Improvvisando, il solista tiene conto degli accordi sottostanti cambiando note a seconda dei cambi di accordo, utilizzando scale, arpeggi ed anche rumori, ai fini di raccontare una storia. Già, perché ogni solo ha un suo filo logico che il solista sviluppa lì per lì; si tratta di una storia irripetibile, quindi è importante prestare massima attenzione a tutto quello che ha da dirci! … e se ci è piaciuto ciò che ci ha raccontato, possiamo anche applaudire (senza dover attendere la fine del brano come nella musica classica)!

Tradin’4: potrete spesso vedere dei musicisti fare il segno del “quattro” con la mano: stanno “chiamando” gli scambi con il
batterista, momenti nei quali si alternano (solitamente) quattro battute di normale improvvisazione e quattro battute dove tutti
tacciono ed improvvisa solo il batterista.

Tema: conclusi tutti gli assoli, si ripete il tema e si conclude il brano.

E’ chiaro che questo è uno schema che viene spesso modificato dai musicisti per venire incontro alle esigenze del momento. Vi invito ad ascoltare con attenzione quello che stanno facendo i musicisti sul palco e cercare di comprendere quello che hanno da dirvi e i modi in cui lo faranno.

Vi rimando alla discussione sul forum per domande, chiarimenti, proposte!

Buon ascolto!

Yuri Refolo

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