|
| | news | didattica | articoli | directory | downloads | forum | chat | newsletter | staff | collabora | utilities | wiki | |
|
Scuoladimusica.org
si presenta!
L'Associazione
Una presentazione della Associazione Culturale "Scuoladimusica.org"!
La ScuolaUn tour guidato nei nostri locali!
I CorsiConosci gli insegnanti ed i corsi della nostra Scuola!
EventiPrendi parte ai numerosi eventi che organizziamo!
Note di copertina
SEGNALA IL TUO SITO ![]() inserisci il link al tuo sito musicale PARTNERS: JAM SESSIONS
calendario delle jam sessions jazz in tutta Italia:- inserisci evento - cerca per luogo |
Sei in: home :: lezioni :: modi greci MODI GRECI utilizzo della modalità nell'improvvisazione jazz L'argomento trattato in questa lezione è forse uno dei più affascinanti dell'intera teoria musicale, come anche uno dei più ostici. Mi permetto di raccomandarvi una lettura attenta, senza saltare nessuna sezione, pena lacune tali da rendere molto più difficile il passaggio ad argomenti più complessi. La modalità ha origini antiche: avrete intuito dal titolo che avremo a che fare, in qualche maniera, con la civiltà ellenica. In effetti si tratta di un procedimento costruttivo che pone le sue basi nell'antica Grecia e si contrappone alla tonalità per i seguenti dettagli:
Nel jazz moderno si prende in prestito la nomenclatura senza tuttavia che ci sia una forte similitudine tra l'utilizzo dei veri modi greci utilizzati nell'antichità e le superimposizioni agli accordi della musica moderna... ma prendiamo atto di tale consuetudine e vediamo di analizzare nel dettaglio tali astratte considerazioni. Quando costruiamo un fraseggio tonale stiamo attenti ai rapporti di consonanza e dissonanza che esso crea con l'armonia sottostante, sia essa implicita o esplicita (implicita nel caso di un assolo senza accompagnamento, esplicita nel caso l'accompagnamento sia presente). Quando costruiamo invece un fraseggio modale dobbiamo far attenzione al "sound" generato dalla scala più che alle singole note. Concentriamoci su questo ultimo aspetto. La teoria musicale occidentale ci ha insegnato la distinzione tra maggiore e minore. Forse non tutti sanno che in realtà si chiamerebbero modo maggiore e modo minore, proprio perchè sintesi di una teoria modale più complessa. Qual è, in definitiva, la differenza tra maggiore e minore? Ce lo insegnano da quando siamo piccoli: il modo maggiore è caratterizzato da un sound "solare", "allegro", "vivace" o "chiaro", il modo minore è "lunare", "triste", "depresso", "scuro", con la naturale imprecisione dovuta all'impossibilità di trasposizione letterale da linguaggio musicale a lingua italiana. Quale invece la diversità sul piano tecnico-teorico? All'atto pratico solo di un intervallo: l'intervallo tra fondamentale (primo grado della scala) e mediante (terzo grado della scala, detto anche, guarda caso, modale). Ne traiamo una conclusione molto interessante: il cambio di carattere di una scala è dato dalla disposizione dei toni e dei semitoni all'interno della stessa. Infatti, come per magia, abbassando di un semitono il terzo grado di una scala maggiore, otteniamo una scala minore, e da uno scenario solare e felice veniamo proiettati nel triste, nel lunare. Potremmo in teoria analizzare tutte le possibili disposizioni di toni e semitoni all'interno di una scala per poter verificare quali scale utilizzare per creare il nostro sound: in questo viaggio infinito incontreremmo scale blues che ci riporterebbero nell'America del tardo ottocento / inizi novecento; scale esatonali per toni interi, senza una fine né inizio; scale hindu, piccolo assaggio della cultura asiatica, e così via. Ma prima di affrontare un percorso così libero da vincoli (quindi anche "pericoloso") dobbiamo prendere in considerazione la più organizzata teoria dei modi greci applicata al jazz. In definitiva si tratta di costruire tipi di scale differenti sulla base della moderna scala maggiore, il cui nome corretto è Ionica (ecco la civiltà ellenica...), partendo da ogni grado ed arrivando all'ottava successiva. Ogni modello così creato avrà un nome preciso ed una sequenza di intervalli che caratterizzerà il suo sound. Nell'improvvisazione, infine, riscontreremo una interscambiabilità modale: si tratta della possibilità di utilizzare sullo stesso accordo differenti modi per creare sounds differenti. Vediamo la costruzione di tali scale nel dettaglio. Se prendiamo la più famosa scala Ionica, quella di Do, otteniamo una scala con sonorità ben nota: E' evidente che se partissimo dal Re ed arrivassimo al Re seguente, otterremmo un'altra successione di intervalli, con altre caratteristiche sonore. In sostanza si tratta di prendere il primo intervallo e spostarlo in fondo alla fila, no? Vediamo la sequenza completa delle scale, completa di nome, struttura ed esempio.
Ne consegue che se volessimo costruire una Lidia di Re, ad esempio, dovremmo procedere nella maniera seguente: O una dorica di Sib: Ognuna di queste scale puo' essere associata ad un sound particolare, anche se l'interpretazione di tali caratteristiche puo' variare nello spazio e nel tempo. Non desidero fornirvi una panoramica di tali caratteristiche, preferendo lasciarvi liberi di scoprire da soli quali siano stati gli utilizzi possibili e di svilupparne nuovi. In linea piuttosto generale posso indicarvi la dorica e la lidia come frequentemente utilizzate nel jazz, la frigia con un evidente sapore flamenco, la locria come fortemente aspra e dissonante ma alquanto versatile se applicata nel famoso "giusto contesto" che dovrete imparare a riconoscere e creare con l'esercizio. APPLICAZIONI PRATICHE Dopo un fiume di teoria, un po' di pratica. Tali scale non hanno solamente un loro carattere difficilmente definibile: hanno anche caratteristiche precise, legate alla loro struttura. Ad esempio, la possibilità di essere utilizzate su determinati accordi. Nella fattispecie limitandoci alle tetradi notiamo l'applicazione dei modi greci su accordi delta, minori settima, settima e semidiminuiti.
Qui di seguito, un prospetto riassuntivo della costruzione dei modi sulla Ionica di C, con relativi accordi supportati da ogni tipo di scala. clicca sull'immagine per la partitura stampabile
L'utilizzo di tali scale avviene nel jazz secondo determinati criteri:
clicca sull'immagine per la partitura stampabile
Una volta apprese tali tecniche non rimane che da metterle in pratica: vi raccomando l'ascolto della maggior quantità possibile di jazz modale e la pratica (insostituibile da alcun manuale di teoria) sullo strumento. ASCOLTI CONSIGLIATI
|
Presentazione
staff! Lo Staff di Scuoladimusica.org... finalmente allo scoperto! Scopri chi costituisce il motore della scuola! CLICCAMI... DIDATTICA MUSICALEIntroduzione alla tecnica vocale Gli arpeggi: tra melodia ed armonia Trascrizione della Passacaglia di Roncalli Giant Steps: studio di arpeggi per chitarra jazz tecniche percussive sulla chitarra acustica accordare la chitarra chitarra jazz: introduzione al comping storia della musica: Vincenzo Bellini armonia: sostituzione di tritono There is no greater love: solo di chitarra Manha de carnaval: latin jazz fingerstyle batteria: coordinazione ed indipendenza
GALLERYfoto, immagini, disegni, dipinti: la musica raccontata dal segno grafico LEZIONI DI CHITARRA NELLA TUA CITTA'Lezioni di chitarra a Pesaro |
|