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MODI GRECI
utilizzo della modalità nell'improvvisazione jazz




L'argomento trattato in questa lezione è forse uno dei più affascinanti dell'intera teoria musicale, come anche uno dei più ostici. Mi permetto di raccomandarvi una lettura attenta, senza saltare nessuna sezione, pena lacune tali da rendere molto più difficile il passaggio ad argomenti più complessi.


La modalità ha origini antiche: avrete intuito dal titolo che avremo a che fare, in qualche maniera, con la civiltà ellenica. In effetti si tratta di un procedimento costruttivo che pone le sue basi nell'antica Grecia e si contrappone alla tonalità per i seguenti dettagli:
  • la tonalità è rappresentata da una serie di note "orbitanti" attorno ad una nota "perno" detta tonica;
  • la modalità consiste nell'utilizzo di scale differenti per la creazione di sonorità caratteristiche.


Nel jazz moderno si prende in prestito la nomenclatura senza tuttavia che ci sia una forte similitudine tra l'utilizzo dei veri modi greci utilizzati nell'antichità e le superimposizioni agli accordi della musica moderna... ma prendiamo atto di tale consuetudine e vediamo di analizzare nel dettaglio tali astratte considerazioni.

Quando costruiamo un fraseggio tonale stiamo attenti ai rapporti di consonanza e dissonanza che esso crea con l'armonia sottostante, sia essa implicita o esplicita (implicita nel caso di un assolo senza accompagnamento, esplicita nel caso l'accompagnamento sia presente).

Quando costruiamo invece un fraseggio modale dobbiamo far attenzione al "sound" generato dalla scala più che alle singole note. Concentriamoci su questo ultimo aspetto. La teoria musicale occidentale ci ha insegnato la distinzione tra maggiore e minore. Forse non tutti sanno che in realtà si chiamerebbero modo maggiore e modo minore, proprio perchè sintesi di una teoria modale più complessa. Qual è, in definitiva, la differenza tra maggiore e minore? Ce lo insegnano da quando siamo piccoli: il modo maggiore è caratterizzato da un sound "solare", "allegro", "vivace" o "chiaro", il modo minore è "lunare", "triste", "depresso", "scuro", con la naturale imprecisione dovuta all'impossibilità di trasposizione letterale da linguaggio musicale a lingua italiana.

Quale invece la diversità sul piano tecnico-teorico? All'atto pratico solo di un intervallo: l'intervallo tra fondamentale (primo grado della scala) e mediante (terzo grado della scala, detto anche, guarda caso, modale).

Ne traiamo una conclusione molto interessante: il cambio di carattere di una scala è dato dalla disposizione dei toni e dei semitoni all'interno della stessa. Infatti, come per magia, abbassando di un semitono il terzo grado di una scala maggiore, otteniamo una scala minore, e da uno scenario solare e felice veniamo proiettati nel triste, nel lunare.

Potremmo in teoria analizzare tutte le possibili disposizioni di toni e semitoni all'interno di una scala per poter verificare quali scale utilizzare per creare il nostro sound: in questo viaggio infinito incontreremmo scale blues che ci riporterebbero nell'America del tardo ottocento / inizi novecento; scale esatonali per toni interi, senza una fine né inizio; scale hindu, piccolo assaggio della cultura asiatica, e così via. Ma prima di affrontare un percorso così libero da vincoli (quindi anche "pericoloso") dobbiamo prendere in considerazione la più organizzata teoria dei modi greci applicata al jazz.

In definitiva si tratta di costruire tipi di scale differenti sulla base della moderna scala maggiore, il cui nome corretto è Ionica (ecco la civiltà ellenica...), partendo da ogni grado ed arrivando all'ottava successiva. Ogni modello così creato avrà un nome preciso ed una sequenza di intervalli che caratterizzerà il suo sound. Nell'improvvisazione, infine, riscontreremo una interscambiabilità modale: si tratta della possibilità di utilizzare sullo stesso accordo differenti modi per creare sounds differenti.

Vediamo la costruzione di tali scale nel dettaglio. Se prendiamo la più famosa scala Ionica, quella di Do, otteniamo una scala con sonorità ben nota:

DO t RE t MI s FA t SOL t LA t SI s DO


E' evidente che se partissimo dal Re ed arrivassimo al Re seguente, otterremmo un'altra successione di intervalli, con altre caratteristiche sonore.

RE t MI s FA t SOL t LA t SI s DO t RE


In sostanza si tratta di prendere il primo intervallo e spostarlo in fondo alla fila, no?
Vediamo la sequenza completa delle scale, completa di nome, struttura ed esempio.

   IONICA       T T S T T T S       es.: do, re, mi, fa, sol, la, si   
   DORICA        T S T T T S T       es.: re, mi, fa, sol, la, si, do   
   FRIGIA        S T T T S T T       es.: mi, fa, sol, la, si, do, re   
   LIDIA        T T T S T T S       es.: fa, sol, la, si, do, re, mi   
   MIXOLIDIA        T T S T T S T       es.: sol, la, si, do, re, mi, fa   
   EOLIA        T S T T S T T       es.: la, si, do, re, mi, fa, sol   
   LOCRIA        S T T S T T T       es.: si, do, re, mi, fa, sol, la   


Ne consegue che se volessimo costruire una Lidia di Re, ad esempio, dovremmo procedere nella maniera seguente:

RE t MI t FA# t SOL# s LA t SI t DO# s RE


O una dorica di Sib:

SIb t DO s REb t MIb t FA t SOL s LAb t SIb




Ognuna di queste scale puo' essere associata ad un sound particolare, anche se l'interpretazione di tali caratteristiche puo' variare nello spazio e nel tempo. Non desidero fornirvi una panoramica di tali caratteristiche, preferendo lasciarvi liberi di scoprire da soli quali siano stati gli utilizzi possibili e di svilupparne nuovi. In linea piuttosto generale posso indicarvi la dorica e la lidia come frequentemente utilizzate nel jazz, la frigia con un evidente sapore flamenco, la locria come fortemente aspra e dissonante ma alquanto versatile se applicata nel famoso "giusto contesto" che dovrete imparare a riconoscere e creare con l'esercizio.

APPLICAZIONI PRATICHE
Dopo un fiume di teoria, un po' di pratica. Tali scale non hanno solamente un loro carattere difficilmente definibile: hanno anche caratteristiche precise, legate alla loro struttura. Ad esempio, la possibilità di essere utilizzate su determinati accordi. Nella fattispecie limitandoci alle tetradi notiamo l'applicazione dei modi greci su accordi delta, minori settima, settima e semidiminuiti.

   MAJ7       IONICA, LIDIA    
   m7       DORICA, FRIGIA, EOLIA    
   7       MIXOLIDIA    
   m7(5b)       LOCRIA    




Qui di seguito, un prospetto riassuntivo della costruzione dei modi sulla Ionica di C, con relativi accordi supportati da ogni tipo di scala.



clicca sull'immagine per la partitura stampabile
i modi greci


L'utilizzo di tali scale avviene nel jazz secondo determinati criteri:
  • I brani modali utilizzano pochi accordi, spesso (quasi sempre) non legati da alcun rapporto tonale tra loro, per molte battute, per dar modo al jazzista di utilizzare più scale sullo stesso supporto armonico e far sentire il cambio di modo;
  • per far perdere il senso tonale viene spesso utilizzata l'armonia per quarte, che consiste nel costruire gli accordi per quarte invece che per terze. Si perde così la distinzione tra maggiore e minore;
  • i fraseggi non seguono quasi mai gli arpeggi ma si estendono per tutta la lunghezza della scala per sottolineare l'appartenenza all'uno o all'altro modo.
Qui di seguito un esempio di improvvisazione modale. Ovviamente l'interpretazione di alcuni passaggi è arbitraria e molti frammenti possono essere inseriti all'interno di una o dell'altra scala: le diciture sono puramente indicative ed unicamente a titolo esplicativo.



clicca sull'immagine per la partitura stampabile
improvvisazione modale




Una volta apprese tali tecniche non rimane che da metterle in pratica: vi raccomando l'ascolto della maggior quantità possibile di jazz modale e la pratica (insostituibile da alcun manuale di teoria) sullo strumento.

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So What, Miles Davis;
Impressions, John Coltrane;
Footprints, Wayne Shorter;
Cantaloupe Island, Herbie Hancock;
Maiden Voyage, Herbie Hancock.




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