GRANDE MARA!
articolo interessantissimo.
al di là delle acrobazie lessicali ed il tono un po' supponente (ma è un classico in questo ambito) pone un paio di problemi veramente importanti: il fatto di dare per scontato quello che passa dalla didattica "ufficiale" ed il fatto che la tendenza alla complessità a tutti i costi sia percepita come "giusta", mentre in realtà è l'esatto contrario
bellissimo!
questo mi sembra un po' forzato:
Bach - come interprete e collaudatore d'organi - non si pronunciò mai - ad es. - contro l'accordatura mesotonica di Silbermann, col quale spesso collaborava. Si sa per certo, anzi, che il compositore espresse giudizi positivi circa l'organo Silbermann della "Chiesa di Nostra Signora" a Dresda, dopo un concerto del 1.12.1736; le parole esatte furono: "Egli costruisce degli ottimi organi". E se Johann Sebastian, collaudatore tanto preciso fino alla mania, impiegò l'aggettivazione "ottimo", riferendosi ad un organo costruito da Silbermann, la sua allusione era senz'altro riferita all'accordatura, non certo alla bellezza dei fregi sul somiere. (cfr.: E. Rupp, Die Entwicklungsgeschichte der Orgelbaukunst, 1929, 69).
qui anche se la conclusione mi sembra un po' spinta mi piace molto il concetto in sé:
Kirnberger, allievo di Johann Sebastian, cita nel suo trattato "L'arte della composizione naturale nella musica" una lettera di Philipp Emanuel Bach, nella quale quest'ultimo scrive:
"Puoi anche gridarlo che i miei princìpi fondamentali, come quelli del mio amato padre, sono anti-Rameau", ovvero contro ogni forma di iperrazionalizzazione della musica. Figuriamoci se i Bach avrebbero mai potuto accettare come valore del semitono la radice 12ma di due = 1,059463094359... (cfr.: A. Di Benedetto, Analisi Musicale, Carisch, 1994, par. 13.9.B).
questo è bellissimo ed io ignorante non lo sapevo:
"L'abitudine a considerare il 'Wohltemperirtes Clavier' come 'epitome determinante del temperamento equabile ha indotto a ritenere superato il problema dell'accordatura dal 1722, quando Johann Sebastian Bach pubblicava il primo volume di questa sua opera. La realtà storica è invece diversa. Da oltre un secolo studiosi come R. H. M. Bosanquet ("An elementary treatise on Musical Intervals and Temperament" - 1876) e H. Kelletat ("Zur musikalischen Temperament insbesondere bei J. S. Bach" 1960) hanno evidenziato la contrarietà di J. S. Bach ad un tipo di accordatura in cui l'eguaglianza degli intervalli fosse rigorosamente matematica. Per le esecuzioni al clavicembalo Bach, come molti altri suoi contemporanei, pare che riaccordasse ogni volta lo strumento per preparare un'esecuzione in una nuova tonalità spostando la "quinta del lupo" in una zona lasciata in disparte dalla composizione. (...) E assai probabile, quindi, che con il titolo 'Das Wohltemperirte Clavier' J. S. Bach intendesse una specie di temperamento mesotonico modificato come quello ricostruito da Herbert Anton Kellner nello spirito Barocco che considerava la Triade come simbolo della Divina Trinità. Quest'accordatura consente l'esecuzione in tutte ventiquattro le tonalità". [C. Ph. E. Bach, Saggio di metodo per la tastiera, trad. it. G. G. Verona (a cura di), Milano, Curci, (Il parte), 364, nota 131].
wendy carlos voglio sapere chi è
questa invece mi pare una stupidaggine decontestualizzata:
A questo punto, vi starete forse chiedendo: servirà pure a qualcosa la teoria dell'equalizzazione! Ebbene sì, non è proprio da buttare in toto. Dobbiamo però difenderla contro i suoi paladini troppo convinti. Perciò Karg-Elert ebbe ad annotare in margine alla sua copia della Harmonielehre schoenberghiana: "Santo cielo, che dilettante".
questa frase apre a un mondo di considerazioni:
"Alcuni credono che il temperamento, parificando tutte le consonanze, alla fine sarebbe stato apprezzato; perciò la musica, in avvenire avrebbe calcolato e misurato ogni cosa, a tal punto da equalizzare tutto, per poter suonare un Lied tanto in do che in do#". (Analisi Musicale, Carisch, 166).
quindi ogni brano diventerebbe non trasportabile, secondo quest'ottica, con le conseguenze che ne derivano... mmmh. non so, non direi. e non parlo di altri contesti musicali, come nel jazz... parlo proprio della storia della musica eurocolta, che è costellata di capolavori derivanti dalla trascrizione e rielaborazione di brani. boh.
anche qui mi pare peccare di superbia:
E ora infatti di dire a chiare lettere, in nome soltanto della verità storica e della scienza fisico-acustica, che la divisione teorica dell'ottava in 12 parti equivalenti non si è mai e poi mai realizzata nella prassi musicale ossia nelle sale da concerto e neppure nell'orecchio umano.
bah, un po' azzardato.
la considerazione finale invece è molto interessante:
Come afferma Martin Vogel, musicologo e già cattedratico dell'Università di Bonn, autore fra l'altro di numerosi testi sull'analisi musicale basata sull'accordatura naturale:
"L'orecchio ode economicamente (...), [ossia] l'orecchio ode nel senso dei rapporti sonori più semplici, 'sostituendo' il rapporto più complesso con quello più semplice".
sarebbe da supportare con uno studio scientifico e scommetto che ci sarebbero risultati sorprendenti, poiché parafrasando ellington
"il suono è nella mente di chi lo sente"
e grazie al cielo di menti ce n'è una per ogni uomo, con tutto ciò che esso comporta
